Aumenta in Sardegna la presenza di lavoratori stranieri nel settore edile e cresce la necessità di strumenti di tutela e rappresentanza: nasce a Cagliari il Coordinamento territoriale promosso dalla Fillea Cgil.
Secondo i dati delle Casse edili, sono già circa 3.500 i lavoratori stranieri impiegati nell’edilizia sarda, provenienti principalmente dall’Africa, ma anche da Pakistan e Afghanistan. Si tratta in gran parte di lavoratori under 40, spesso inseriti nei livelli contrattuali più bassi e maggiormente esposti a precarietà e difficoltà legate alla scarsa conoscenza dei propri diritti.
Per rispondere a queste criticità, la Fillea Cgil ha costituito a Cagliari un Coordinamento territoriale dei lavoratori migranti del settore edile. Come spiegano le segretarie Erika Collu e Jessica Spiga: “Il Coordinamento vuol essere uno spazio di confronto e partecipazione, un punto di riferimento per far conoscere i diritti contrattuali, sia dal punto di vista salariale che sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Dalla prima riunione è emersa una forte richiesta di informazioni da parte dei lavoratori, interessati a comprendere la correttezza delle condizioni di lavoro e a conciliare esigenze personali e religiose con l’attività professionale. “Vogliono capire se le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti siano giuste oppure no, chiedono di coniugare le peculiarità della loro religione con il lavoro e l’esigibilità dei permessi per andare a trovare i lori cari nel Paese di origine”.
I dati confermano una crescita costante dei lavoratori stranieri negli ultimi 5 anni, anche a causa della difficoltà delle imprese nel reperire manodopera. Nel 2025, su oltre 15 mila assunzioni programmate nel settore, circa il 65% risultava difficile da coprire. Allo stesso tempo, aumenta la precarietà: oltre il 70% dei contratti è a termine, con una maggiore esposizione per i lavoratori stranieri, soprattutto giovani.
“Il contratto collettivo – spiegano le segretarie – riconosce elementi di premialità alle imprese che utilizzano la formazione qualificante del sistema bilaterale edile, perciò crediamo che sia necessario e urgente mettere in campo azioni virtuose nel campo della formazione e della sua certificazione”.
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