Questa mattina il Tribunale di Cagliari ha disposto il rinvio a giudizio dei 43 indagati, attivisti a vario titolo del movimento sardo “A Foras” contro l’occupazione militare della Sardegna. Per cinque di loro, tra le accuse vi è anche quella di associazione eversiva.

Tutto è iniziato il 13 settembre 2014, quando si tenne una manifestazione popolare a Capo Frasca per chiedere la dismissione del poligono militare, anche in conseguenza di un incendio causato dall’aereonautica tedesca durante un’esercitazione. L’ennesima ad entrare nella cronaca locale per il pericolo del rilascio di sostanze altamente tossiche, così come denunciato tempo fa dagli abitanti vicini ad altri poligoni militari, di cui il più conosciuto è senz’altro Quirra.

Due anni dopo il fatto, nel 2016 i manifestanti decidono di unire le forze e creare l’assemblea “A Foras”, di cui fanno parte comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui con un unico obiettivo: opporsi con tutte le proprie forze all’occupazione militare nell’Isola, che oggi rappresenta il 60% sul totale di quella nazionale.

Il collettivo non si è fatto sorprendere dall’esito dell’indagine portata avanti dal Tribunale di Cagliari, anzi: “Questa decisione – scrivono in un comunicato – conferma la natura politica di questa indagine e del processo che comincerà il 6 dicembre”. Secondo i membri dell’assemblea popolare infatti, “la contestazione del reato associativo, indica come il vero obiettivo del processo non sia quello di far luce sui singoli reati, ma di mettere sotto accusa e disperdere un movimento che gode di una diffusa simpatia popolare e che negli ultimi anni aveva rialzato la testa”.

I quarantacinque indagati, quindi, sarebbero stati scelti come “capro espiatorio” per spaventare tutti gli attivisti che da anni lottano contro le basi militari con una chiara minaccia: “Chi lotta contro le basi è è un terrorista eversore”, proseguono i militanti nel comunicato. “Lo Stato vuole sopprimere questo movimento, tanto che il Ministero della Difesa si è costituito parte civile nel processo, mentre dall’altro lato fa di tutto per evitare di riconoscere risarcimenti alle vittime delle esercitazioni e per difendere gli ufficiali responsabili della sicurezza dei lavoratori, militari e civili, e della popolazione che vive intorno ai poligoni”.

Ma il movimento sardo non si lascerà intimorire e dichiara di voler rispondere sul piano politico, a partire da questo autunno, quando riprenderanno le esercitazioni. E dal 6 dicembre, data di inizio del processo.

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