In un contesto climatico globale sempre più instabile, la Sardegna emerge come una delle aree più esposte all’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi. Un recente studio internazionale guidato dall’Università di Milano e pubblicato su Natural Hazards and Earth System Sciences conferma che le precipitazioni brevi ma violentissime sono raddoppiate in diverse zone del Paese rispetto a metà degli anni ’90.
Mentre l’arco alpino combatte con temporali estivi sempre più frequenti, l’Isola registra un’impennata preoccupante soprattutto durante la stagione autunnale. Nelle zone costiere sarde, infatti, si è passati da una media storica di 2 o 3 episodi di pioggia estrema all’anno a una frequenza attuale che supera i 10 eventi annui. Questi “nubifragi localizzati” scaricano quantità d’acqua impressionanti in pochi minuti su porzioni di territorio molto ristrette, aumentando esponenzialmente il rischio di alluvioni lampo e danni alle infrastrutture.
La ricerca, che ha visto la collaborazione del CNR di Bologna e della società RSE, evidenzia come il Mar Mediterraneo agisca da serbatoio energetico: le alte temperature marine autunnali alimentano celle temporalesche capaci di colpire le coste.
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