Dopo la pausa pasquale, il Consiglio Regionale della Sardegna riapre i battenti in via Roma con un tema ad alta tensione politica: la Proposta di Legge 58. Nota mediaticamente come “salario minimo regionale”, la norma punta a stabilire una retribuzione minima di 9 euro l’ora per i lavoratori impiegati negli appalti e nelle concessioni della Regione, degli enti locali e delle aziende sanitarie.
Il testo, che vede come primo firmatario Alessandro Solinas (M5s) e il sostegno di tutta la maggioranza di centrosinistra, si concentra sui settori ad alta intensità di manodopera per contrastare il cosiddetto “dumping contrattuale”. Oltre alla soglia retributiva, la legge prevede l’istituzione di un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, incaricato di vigilare sull’applicazione delle norme e produrre report annuali.
Lo scontro sugli emendamenti: L’opposizione di centrodestra ha accolto la proposta con forte scetticismo, definendola una manovra d’immagine.
Fausto Piga (FdI) ha bollato l’iniziativa come “populismo” e ha presentato un emendamento provocatorio per alzare la soglia a 13 euro.
Stefano Tunis (Sardegna al Centro) ha proposto una via di mezzo fissando il tetto a 11 euro.
Alberto Urpi (Sardegna al Centro) ha invece chiesto di integrare i rappresentanti degli enti locali nell’Osservatorio regionale, per garantire una voce diretta ai territori che gestiscono gli appalti.
Resta sullo sfondo il tema della costituzionalità: sebbene la Consulta abbia aperto alla possibilità per le Regioni di legiferare sui trattamenti economici negli appalti di propria competenza, il centrodestra teme nuove impugnative da parte del Governo nazionale.
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