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Gli incendi divampati in Sardegna nei giorni scorsi – e non ancora fermati definitivamente – sono soltanto un accenno a quel che ci aspetta in futuro.

Le cause che hanno provocato una catastrofe senza precedenti nel territorio sardo sono tante e diverse: una grave mancanza di prevenzione unita allo scarso rispetto nei confronti dell’ambiente che ci circonda sono due di queste.

Ma non si può pensare di lasciare in fondo al dibattito un tema centrale, che andrebbe approfondito ogni volta che ci si trova di fronte a fatti di questa portata: il cambiamento climatico.

È sotto gli occhi di tutti, ormai, che le temperature climatiche stiano subendo dei forti sbalzi al rialzo tant’è che si parla di un innalzamento di 3 gradi centigradi delle temperature medie entro il 2050.

Ciò provocherebbe degli effetti a catena disastrosi, che potremmo evitare se prendessimo, nell’immediato, le dovute precauzioni.

La Sardegna non è esente da questo processo, come spiega Mario Nonne, consigliere sardo del Consiglio Nazionale dei Geologi e l’Ordine dei Geologi della Sardegna: «Siccità ed incendi boschivi, alluvioni e nubifragi [sono] un problema con due facce della stessa medaglia, che si correla ai ben noti problemi planetari dei mutamenti climatici, quale contributo da pagare alle politiche decennali di disattenzione nei confronti dell’ambiente.

Gli eventi climatici estremi ormai sono sempre più frequenti – prosegue Nonne – che espongono le aree boschive ad un elevato rischio di incendi che, in taluni casi, come accaduto in Sardegna, investono anche campi coltivati, oliveti ed abitazioni; dall’altro si registrano eventi piovosi violenti concentrati in brevissimi periodi, come osservato pochi giorni fa nel nord Italia e nord Europa».

In particolare, ciò che è venuto a mancare negli ultimi anni è «l’importante copertura vegetale, elemento fondamentale per la salvaguardia dei suoli», precisa Nonne.

Così i suoli perdono una “protezione naturale” dagli agenti atmosferici, perché non possono più contenere il ruscellamento superficiale e l’infiltrazione delle acque di prima pioggia. È inevitabile quindi una forte esposizione al rischio frane e inondazioni in un territorio, quello sardo, già fortemente compromesso da questo punto di vista.

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