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Dopo venticinque anni, la annosa questione della continuità territoriale in Sardegna non è stata ancora risolta. E non sembra sulla via di una soluzione definitiva. Da anni la Regione si sta incartando con un obsoleto modello di oneri di servizio che, pur garantendo ai sardi innegabili certezze sui collegamenti per Roma e Milano, risulta carente da tanti punti di vista. L’attuale sistema, oltre il quale non si è mai riusciti ad andare, non tiene conto da un lato della necessità dei sardi di muoversi verso altre destinazioni, nazionali e internazionali, dall’altro della necessità dei visitatori di raggiungere l’isola a prezzi abbordabili.

I sindacati chiedono un sistema definitivo che dia maggiori certezze, sia ai sardi che ai turisti che scelgono la destinazione Sardegna. Tra le strade auspicate c’è ad esempio quella di un potenziamento di Ita Airways, in modo che l’ex Alitalia, grazie ad una cospicua partecipazione pubblica delle Regioni interessate (Sardegna, Sicilia, Lombardia e Lazio), diventi una garanzia di collegamenti sicuri tra isole e “Continente”.

Eppure nel dibattito di questi anni non si è mai riusciti ad andare oltre il binomio tra continuità territoriale e monopolio (o al massimo oligopolio). Nonostante proprio la libera concorrenza e il libero mercato proposto dalle compagnie low cost abbia garantito ai sardi la possibilità di viaggiare a prezzi finalmente sostenibili dopo anni in cui un biglietto aereo costava un occhio della testa.

Sin dagli albori della legge sulla continuità territoriale, partorita nel 1998 dal lungimirante parlamentare Antonio Attili, si parla del modello adottato in Spagna dove i residenti delle comunità autonome delle isole Canarie, delle isole Baleari e delle città di Ceuta e Melilla hanno diritto ad un contributo diretto in sede di prenotazione del volo. Il bonus va dal 75% per gli spostamenti tra le isole spagnole al 50% per gli spostamenti tra le isole e il resto del territorio nazionale.

Il dogma del monopolio, che tanti soldi ha portato nelle casse di Alitalia prima che questa sprofondasse nei debiti, ha sempre affossato un principio basilare: la continuità territoriale e il diritto alla mobilità devono avere per protagonisti i viaggiatori, non le compagnie aree.

Ecco perché la odierna proposta dell’amministratore delegato di Ryanair Eddie Wilson merita molta attenzione. Secondo il manager della compagnia low cost irlandese è proprio il modello di continuità territoriale, adottato quando le linee aeree erano particolarmente costose, ad esser diventato obsoleto (l’Italia è uno dei pochi Stati che non l’anno ancora abbandonato). Secondo l’ad di Ryanair l’unico modo per superare l’impasse è quello di agevolare chi viaggia. Come? Ad esempio eliminando la tassa di 6,50 euro per ogni passeggero in partenza.

La Sardegna per crescere economicamente e culturalmente ha un enorme bisogno di connettività. Ma per raggiungere questo obiettivo bisogna rischiare  e aprirsi. Passare da un modello asfittico di continuità territoriale basato sull’anacronistico monopolio di una compagnia che incassa fior di quattrini pubblici ad un sistema più aperto in cui è salvaguardata  la libera concorrenza e i viaggiatori, come accade da tanti anni in Spagna, hanno la possibilità di scegliere liberamente con chi viaggiare.

Apertura e libertà di movimento portano inevitabilmente sviluppo economico e crescita culturale. Due cose di cui la Sardegna oggi ha estremo bisogno.

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