In Evidenza Sardegna, il macigno del deficit infrastrutture: l’allarme di Confindustria

Sardegna, il macigno del deficit infrastrutture: l’allarme di Confindustria

Il Centro Studi Confindustria Sardegna analizza l’impatto sull’economia della carenza di strade e ferrovie nell'Isola: "Ogni minuto di percorrenza in più costa milioni"

Crediti foto: Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

Il deficit infrastrutturale della Sardegna non è più soltanto un divario rispetto ad altre regioni italiane, ma una condizione strutturale che incide in modo diretto e misurabile sullo sviluppo economico e territoriale dell’isola. È quanto emerge dal report “Il deficit infrastrutturale della Sardegna: strade e ferrovie”, pubblicato dal Centro Studi Confindustria Sardegna, che propone un’analisi quantitativa delle infrastrutture di trasporto e dei loro effetti sull’economia regionale.

Lo studio restituisce un quadro organico e preoccupante. La Sardegna è caratterizzata dall’assenza totale di autostrade e da una rete ferroviaria non elettrificata, priva di collegamenti a lunga percorrenza e con livelli di velocità non competitivi. Una configurazione che produce una rete poco integrata, fortemente gerarchizzata e scarsamente interconnessa, incapace di funzionare come sistema territoriale efficiente.

Le elaborazioni basate su dati Istat mostrano una forte polarizzazione dell’accessibilità. Circa la metà dei Comuni sardi rientra nelle fasce di maggiore criticità per l’accesso alla rete stradale, mentre una quota rilevante della popolazione vive in aree con accessibilità ferroviaria nulla o molto bassa, un valore nettamente distante dalla media nazionale. Le criticità risultano particolarmente evidenti nelle zone centrali ed orientali dell’Isola, dove i tempi di collegamento con gli snodi infrastrutturali sono sistematicamente più elevati rispetto al resto del Paese, determinando vere e proprie aree di isolamento funzionale per persone e merci.

Il report mette inoltre in relazione il quadro infrastrutturale con le dinamiche economiche, evidenziando una correlazione tra livelli di accessibilità e reddito pro capite. In Sardegna, l’aumento dei tempi medi di percorrenza è associato a una riduzione del reddito individuale, configurando il deficit infrastrutturale come un fattore strutturale di penalizzazione socioeconomica. Secondo le stime del Centro Studi, ogni minuto in più nei tempi di percorrenza è collegato a una perdita complessiva di reddito annuo compresa tra 70 e 85 milioni di euro, considerando circa un milione di contribuenti residenti.

Pur senza stabilire nessi causali diretti, l’evidenza statistica suggerisce che l’inefficienza della rete di trasporto non incide solo sulla mobilità, ma rappresenta un vincolo economico di lungo periodo: frammenta i mercati locali, riduce la competitività delle imprese e limita il potenziale di sviluppo delle aree interne.

Secondo Andrea Porcu, direttore del Centro Studi Confindustria Sardegna, “questo studio dimostra con dati oggettivi che il problema infrastrutturale della Sardegna non è una percezione, ma una realtà strutturale che incide direttamente sulle possibilità di sviluppo economico e sociale dell’isola”. Una condizione che, aggiunge Porcu, “non si tratta solo di mancanza di opere, ma di un sistema che isola intere aree, aumenta i costi per le imprese, riduce l’accesso ai servizi e penalizza il reddito delle famiglie”.

Da qui l’appello: “È fondamentale e urgente adottare una strategia infrastrutturale organica per garantire spostamenti interni di persone e merci in linea con le altre regioni italiane ed europee con cui il confronto è quotidiano”.

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