Prima pagina Pronto soccorso, Usb Sanità stronca il piano della Regione Sardegna

Pronto soccorso, Usb Sanità stronca il piano della Regione Sardegna

Usb Sanità critica il provvedimento della Regione Sardegna sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso: "Mancano soluzioni immediate e risorse"

Il provvedimento emanato dalla Regione Sardegna per fronteggiare il sovraffollamento dei Pronto Soccorso finisce nel mirino di Usb Sanità, che ne critica duramente contenuti e impostazione. Secondo il sindacato, il provvedimento riconosce l’emergenza ma non offre risposte operative immediate né introduce risorse aggiuntive, rischiando di scaricare il peso della crisi sui lavoratori della sanità.

A esprimere una valutazione netta è Gianfranco Angioni, referente regionale di Usb Sanità, secondo cui “il decreto fotografa correttamente una situazione drammatica, ma scarica l’emergenza sulle spalle dei lavoratori della sanità”. Una lettura che evidenzia come, a fronte di una dichiarata urgenza, “si prevedono tempi lunghi per l’attuazione del piano, mentre il personale continua a lavorare in condizioni insostenibili”.

Tra i punti più critici indicati dal sindacato vi è la gestione delle dimissioni ospedaliere, che il decreto definisce programmabili entro le ore 15 del giorno precedente. Un’impostazione ritenuta particolarmente rischiosa, poiché non terrebbe conto delle reali capacità di accoglienza del territorio. Secondo Angioni, “questa è una delle parti più pericolose del decreto“, perché “si chiede agli ospedali di dimettere prima i pazienti sapendo benissimo che Rsa, Ospedali di Comunità e cure intermedie non sono disponibili o sono insufficienti”.

Ulteriori perplessità riguardano la possibilità, prevista dal decreto, di ampliare fino al 10% i posti letto per ciascuna Unità Operativa in condizioni di sovraffollamento. Una misura che, secondo Usb Sanità, non tiene conto della realtà quotidiana di molti reparti. Angioni sottolinea che “in molti reparti questa soglia è già stata superata da tempo”, con situazioni in cui “strutture pensate per 38 posti letto arrivano a ospitare stabilmente fino a 50 pazienti, tra letti aggiunti e barelle nei corridoi”.

Il sindacato avverte che questo approccio rischia di tradursi in dimissioni forzate o solo formalmente programmate, con un conseguente aumento del rischio clinico e pressioni indebite su medici, infermieri e operatori sanitari. Da qui la richiesta di un cambio di passo immediato.

“Chiediamo interventi immediati e straordinari, assunzioni urgenti di personale, stabilizzazioni e l’attivazione reale di posti letto di post-acuzie e cure intermedie” conclude Angioni.

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