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Il 28 aprile 2017, festa del popolo sardo, si sarebbe voluto presentare in carcere per scontare la sua pena come un prigioniero politico. Ma i Carabinieri gli avevano impedito l’ennesimo colpo di teatro: lo avevano inseguito a sirene spiegate, fermandolo ad appena un chilometro dal penitenziario oristanese di Massama come il peggiore dei delinquenti.

Salvatore Doddore Meloni – che doveva scontare una condanna per reati fiscali e per alcune false dichiarazioni nella pratica per il gratuito patrocinio – era convinto di essere vittima di una persecuzione giudiziaria dopo il notissimo blitz di cui fu protagonista nel 2008 al quale seguì la proclamazione della Repubblica Indipendente di Malu Entu. Insieme alla bandiera dei Quattro Mori quel 28 aprile si era portato in carcere la biografia di Bobby Sands, indipendentista irlandese che a 27 anni si era lasciato morire in carcere di fame e di sete.

Doddore Meloni – istrionico esponente dell’indipendentismo isolano, quasi sempre sopra le righe e per la verità mai preso davvero sul serio dal mondo politico isolano – aveva probabilmente già scritto il copione dell’epilogo della sua epopea terminata dopo uno sciopero della fame e della sete di quasi due mesi. Voleva morire come il ventisettenne militante dell’Iri e, cocciuto come era, è riuscito a farlo, scioperando per 66 giorni esattamente come Sands.

Probabilmente chi ne conosceva il carattere esplosivo sperava che questa fosse l’ennesima provocazione, l’ennesimo scherzo di Doddore. Ma la sua morte, tragicamente annunciata nel silenzio e nell’indifferenza quasi generale che aveva accompagnato il progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute, è poi esplosa improvvisamente, provocando molta rabbia e incredulità.

Migliaia di sardi, più o meno autorevoli, hanno riversato sui social network i loro sentimenti verso un personaggio estremamente controverso ma che comunque ha rappresentato una Sardegna fiera, coraggiosa e libera.

Con tutte le sue contraddizioni e i suoi errori, Doddore Meloni ha deciso di dare la sua vita, il bene più prezioso di cui un uomo dispone, per la sua Patria, la Sardegna. Questa è una cosa innegabile.

La morte di Doddore Meloni mette su banco degli imputati un sistema carcerario e una magistratura che non sono riusciti a tutelare un settantaquattrenne recluso per reati fiscali, concedendogli quanto meno gli arresti domiciliari, più volte richiesti dal suo avvocato.

La morte di Doddore Meloni, per quanto discutibile e per tanti versi poco condivisibile sia stata la sua battaglia, mette in discussione un intero sistema politico, totalmente incapace persino di tutelare l’autonomia della nostra isola. Per questo, ha fatto rabbia leggere gli ipocriti coccodrilli postumi di una politica sarda prona da anni ai partiti nazionali. O la riabilitazione postuma da parte di un mondo indipendentista o sardista che non ha mai considerato Doddore un vero e proprio interlocutore politico, ma tutt’al più una macchietta pittoresca.

Sicuramente sono stati più sinceri e genuini gli attestati di stima di una parte del movimentismo isolano. Durissimo era stato ad esempio il commento del Movimento Sardegna Zona Franca al quale negli ultimi anni l’indipendentista di Ittiri si era avvicinato, che aveva definito la morte di Meloni un “omicidio di Stato”: “Lo Stato italiano voleva una pena esemplare contro l’indipendentismo sardo e l’ha avuta ed eseguita – scrisse il segretario nazionale Francesco Scifo -. Volevano far capire ai sardi che chi lotta per l’indipendentismo della Sardegna muore”.

“Nessuno degli storici esponenti dell’indipendentismo sardo, dell’autonomismo, dei partiti nazionali degeneri che siedono sugli scranni parlamentari, tranne la Lega Nord, ha fatto nulla di concreto per difenderlo e difendere l’idea della Sardegna autonoma e capace di vivere fuori dal cappio nazionale. Noi del Movimento Sardegna Zona Franca siamo tra i pochi che esprimono condoglianze sincere ai familiari e alla Sardegna che oggi muore con Doddore come paese e nazione. L’Italia entra oggi di diritto nel novero dei paesi che violano i diritti umani e fanno morire in carcere i detenuti politici. Ma l’idea di una Sardegna indipendente rimarrà nella storia, come il nome di chi è stato l’unico a morire per essa”.

Anche il Presidio Piazzale Trento di Cagliari aveva espresso dolore e rabbia per la scomparsa di Doddore Meloni. “Lo Stato italiano ha dimostrato tutta la sua avversità nei confronti di chi dichiara di lottare per i propri diritti e quelli della propria Terra – avevano scritto gli esponenti del presidio -. Siamo amareggiati e arrabbiati per una prova di forza esasperata che lo Stato italiano ha portato avanti nei confronti di un uomo, di un indipendentista, allo stremo delle forze e in sciopero della fame. Accanimento e solerzia che non trovano eguali, messi in atto come monito contro chi ancora pensa che ci sia spazio per la protesta, la democrazia e la libertà”.

Ma la morte di un uomo in questo modo continua a mettere inevitabilmente in discussione ogni sardo. Perché Doddore Meloni ha scelto di dare la sua vita per una Sardegna e un popolo che probabilmente si era costruito nella sua fervida immaginazione. Ma che non esiste proprio nella realtà.

Anche per questo nessuno parla più del baffuto indipendentista. II suo sacrificio è stato impietosamente archiviato, dimenticato da un popolo senza memoria, che ormai si indigna a comando se qualche testata nazionale parla male del mare di Sardegna, ma non sa ribellarsi quando qualcuno, magari con il passaporto rigorosamente sardo, inquina i terreni e le falde acquifere.

In questa isola dove sempre più persone sono pronte a vendere al padrone di turno la propria dignità e i propri valori per i soldi e un po’ di potere, morire per un ideale di libertà come ha fatto Doddore Meloni – definito da molti come “l’ultimo patriota sardo”, rischia di essere una morte oltre che ingiusta e assurda, anche totalmente inutile e anacronistica.

Ci piace ricordarlo come un sognatore, un idealista. Un simbolo di una Sardegna fiera, coraggiosa e libera che forse non esiste irrimediabilmente più. Quel che è certo è che in questo momento l’ultimo sconclusionato patriota sardo starà sicuramente cercando di issare la bandiera dei Quattro Mori anche nell’aldilà.

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