A meno di due mesi dalle elezioni amministrative in Sardegna, in programma il 7 e 8 giugno in 149 comuni, il quadro politico regionale si anima attorno al caso del Partito Sardo d’Azione. Al centro del dibattito c’è il segretario Christian Solinas, ex presidente della Regione, che ha aperto a un possibile dialogo con il centrosinistra, rompendo gli schemi degli ultimi anni sardisti.
In un’intervista recente a La Nuova Sardegna, Solinas ha indicato nuovi possibili interlocutori politici, escludendo però il Movimento 5 Stelle. “Guardo al Pd, ma anche ai Riformatori o ad alcuni interessanti esperimenti civici. Non penso invece che i 5 Stelle possano far parte di questo progetto, per ragioni evidenti. Loro sono un movimento di protesta estraneo alla cultura della Sardegna”.
Scontro interno tra i sardisti
Le dichiarazioni hanno provocato una reazione immediata all’interno dello stesso partito. Il presidente Antonio Moro ha criticato apertamente la linea del segretario, mettendo in discussione anche la gestione interna.
“Direi che le parole di Solinas mi sono sembrate dettate più dal timore del crescente malcontento tra i sardisti, piuttosto che da una reale volontà di rilanciare il partito. Sino a due anni fa Solinas non rappresentava una importante componente del centrodestra, ma ne era il capo. Non trovo motivazioni che spieghino una conversione politica sulla base di quanto il governo del centrosinistra fa nella sanità o nei trasporti, o non fa contro la speculazione energetica”.
A sinistra
Non si è fatta attendere la risposta del Movimento 5 Stelle, con il coordinatore regionale Alessandro Solinas che ha attaccato duramente l’ex governatore.
“Chi si è reso protagonista di una legislatura falcidiata da insuccessi e scarsa trasparenza come mai prima non può essere certo colui che può farsi guida o tracciare un nuovo percorso di dialogo tra forze politiche. La sua voce per quanto solenne nei toni ha perso di ogni credibilità”.
Più prudente la posizione del Partito Democratico, espressa dal segretario regionale Silvio Lai, che non chiude al confronto ma ribadisce la centralità dell’alleanza con i pentastellati.
“Il Partito Democratico guarda con attenzione al percorso del Psd’Az, ma ribadisce che l’alleanza con il M5s resta un pilastro fondante del proprio progetto” afferma Lai. Il segretario Dem è convinto che le parole dell’ex leader del centrodesta “intendono aprire un percorso straordinario e un possibile nuovo corso”, apprezzando “la ricerca di una prospettiva diversa che, nei fatti, segna una distanza dalle politiche della destra oggi al governo del Paese”.
Le critiche del centrodestra
Duro però l’intervento di Francesco Mura, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, che ha puntato il dito contro il Movimento 5 Stelle, accusandoli di incoerenza nei rapporti con il progetto politico legato a Solinas.
“Ancora una volta il Movimento 5 Stelle riesce nell’impresa di dire tutto e fare il contrario di tutto nel giro di poche ore. Fa sorridere, amaramente direi, leggere le dichiarazioni del segretario regionale del M5S e, allo stesso tempo, osservare ciò che accade realmente a Quartu, dove il progetto politico di riferimento è di fatto costruito e guidato da Christian Solinas”.
Mura ha poi rincarato la dose: “O il Movimento 5 Stelle non sa cosa accade nei territori, e sarebbe grave, oppure lo il coordinatore regionale sa benissimo e finge di non vedere, e sarebbe ancora più grave. La verità è una, semplice e sotto gli occhi di tutti: mentre a parole si prendono le distanze, nei fatti si sta comodamente dentro un progetto politico che ha proprio in Christian Solinas il suo punto di riferimento. A questo punto la questione è di coerenza, non di propaganda”.
Il quadro politico
Il caso Psd’Az si inserisce in un contesto politico regionale in fermento, dove alleanze e strategie a lungo termine sono ancora in fase di definizione.
Il centrodestra sardo si lecca le ferite dopo le sconfitte tra Regionali del 2024 e Referendum, cercando di mantenere compatta l’alleanza storica tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, ma dovrà fare i conti con l’incognita Vannacci, che nell’Isola ha un importante bacino di voti. Il generale ha raccolto a Oristano il suo maggior successo alle Europee e in Sardegna passa parecchio tempo, raccogliendo non poche pacche sulla spalla. I sondaggi danno Futuro Nazionale già sopra il 3% e volenti o nolenti i partiti di centrodestra dovranno farci i conti.
Fuori dai principali schieramenti attualmente in Consiglio regionale, però, si muove qualcosa anche dalla parte opposta. Non solo il Psd’Az guarda a uno sbocco a sinistra per rilanciarsi dopo il tonfo del 2024, ma l’attenzione politica è in gran parte rivolta al progetto di Renato Soru. L’ex patron di Tiscali due anni fa ha dimostrato di poter ancora spostare tanti voti e di recente, da Oristano, ha rilanciato il suo Progetto Sardegna. Un 8,5% guadagnato alle scorse Regionali non è un bacino di voti che può essere ignorato e solo una legge elettorale contorta, con soglia di sbarramento al 10%, ha impedito a Soru di entrare in Consiglio. Un mese fa la prima riunione operativa per riavviare la macchina, poi chissà. Ma più di qualcosa bolle in pentola.
Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it






