Cresce la tensione nel comparto zootecnico sardo dopo la conferma di un focolaio di dermatite nodulare bovina nel territorio di Muravera. Il Centro Studi Agricoli (CSA) ha espresso profonda preoccupazione per le ripercussioni economiche e sanitarie che l’evento sta scatenando: l’accertamento dell’infezione ha infatti fatto scattare il blocco totale della movimentazione dei capi in un raggio di 20 chilometri dal punto di origine. Una misura drastica che sta paralizzando l’attività di ben 83 aziende zootecniche, coinvolgendo un patrimonio zootecnico di 2.331 bovini.
L’aspetto più inquietante della vicenda, sottolineato con forza dal CSA, riguarda lo stato sanitario dell’azienda colpita: tutti i capi presenti nel focolaio erano stati regolarmente vaccinati. Questa circostanza sta sollevando seri interrogativi sull’attuale modello di prevenzione adottato dalle autorità sanitarie regionali. Secondo il Centro Studi, l’episodio dimostrerebbe che le barriere immunitarie attualmente in uso potrebbero non essere sufficienti a contenere la diffusione del virus, mettendo a rischio la sostenibilità dell’intero settore.
Il Centro Studi Agricoli ha inoltre reso noti i risultati di alcuni confronti con ricercatori ed esperti francesi, evidenziando una possibile falla scientifica nella strategia vaccinale. Alcuni studi indicherebbero infatti che i vitelli nati da capi vaccinati non svilupperebbero un’immunità efficace contro la malattia. Questa vulnerabilità renderebbe intere mandrie esposte al contagio nonostante il rigoroso rispetto delle prescrizioni sanitarie da parte degli allevatori. Il CSA chiede ora un intervento urgente della Regione e degli istituti zooprofilattici per rivedere i protocolli e fornire risposte certe a un settore già duramente provato.
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