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41-bis a Badu ‘e Carros, Deidda: “Ipocrisia della sinistra e del sindaco Fenu”

"Quando i provvedimenti furono votati in Parlamento, nessuno di loro osò alzare questo polverone", aggiunge il deputato di Fratelli d'Italia

Crediti foto: Ansa

Il deputato di Fratelli d’Italia e Presidente della Commissione Trasporti alla Camera, Salvatore Deidda, interviene duramente nel dibattito sul futuro del carcere di Badu ’e Carros, rispedendo al mittente le critiche sollevate dal sindaco di Nuoro Fenu e dalle forze di opposizione. Secondo l’esponente di FdI, l’allarmismo attuale sarebbe tardivo e incoerente rispetto alle scelte passate della sinistra. “È veramente stupefacente come il sindaco Fenu, insieme alla ‘gran cassa’ di PD, Movimento 5 Stelle e sinistra, agiti oggi lo spettro della paura sul regime di 41 bis, quando le decisioni sono state prese anni fa con loro al Governo. Quando i provvedimenti furono votati in Parlamento, nessuno di loro osò alzare questo polverone”.

Deidda punta il dito in particolare contro i pentastellati, ricordando le origini dei provvedimenti sulle carceri sarde: “Non ho alcuna intenzione di sottrarmi al confronto — prosegue Deidda — ma trovo paradossale che oggi i 5 Stelle, guidati dal Sindaco Fenu, si intestino una battaglia contro la sezione di Badu ’e Carros e il potenziamento di Uta, dimenticando che quest’ultima è stata istituita nel 2020 con un decreto dell’allora Ministro Bonafede. All’epoca Fenu era senatore e la sinistra votò a favore, mentre noi di Fratelli d’Italia ci opponemmo a quel provvedimento disastroso. Sono rimasti tutti zitti per anni; ora che l’Amministrazione penitenziaria ristruttura gli spazi per renderli più sicuri e isolare realmente i detenuti, protestano scaricando le colpe sul Governo Meloni”.

Il deputato difende inoltre l’operato dell’attuale esecutivo, spiegando che l’azione odierna mira a rendere efficiente ciò che era già stato stabilito. “I detenuti in regime di 41 bis sono sottoposti a controlli rigorosissimi e hanno possibilità di contatto con l’esterno pressoché nulle. Inoltre, vengono trasferiti periodicamente proprio per evitare che familiari o sodali si stabiliscano stabilmente nelle città ospitanti. La sezione di Cagliari Uta era destinata al 41 bis sin dalla sua origine, sollecitata da tutti i governi degli ultimi 15 anni e rimasta chiusa solo per problemi edilizi”.

In chiusura, Deidda bolla la protesta come un tentativo di revisionismo politico. “La verità — conclude Deidda — è che la legge che destina i mafiosi alle isole è stata votata all’unanimità dal Parlamento, compresi i parlamentari sardi di allora. Oggi PD e 5 Stelle cercano di riscrivere la storia, ma i fatti dicono che questo Governo sta solo mettendo in sicurezza e isolando ciò che loro stessi hanno pianificato e votato”.

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