Una nuova ricostruzione scientifica getta luce sulla tragica scomparsa di Giovanni Marchionni, il giovane professionista del mare campano deceduto lo scorso agosto. Gli accertamenti tecnici eseguiti a Portisco a bordo dello yacht Gravia, imbarcazione tuttora sottoposta a sequestro giudiziario, hanno permesso di individuare una possibile causa esiziale legata al malfunzionamento di una batteria ausiliaria.
Secondo i rilievi effettuati dagli esperti nominati dalla Procura di Tempio Pausania, il decesso sarebbe stato causato da un’emissione di gas letale. I tecnici hanno riscontrato concentrazioni di acido solfidrico estremamente elevate, tali da risultare fatali per l’organismo umano. Il fenomeno sarebbe scaturito da un accumulo di vapori nelle sentine, favorito dalla totale assenza di ventilazione nei compartimenti tecnici sottostanti.
L’indagine ha inoltre chiarito la dinamica dell’intossicazione: il gas, una volta saturo l’ambiente inferiore, sarebbe filtrato nella zona notte attraverso un passaggio strutturale critico. Gli inquirenti segnalano, in particolare, la presenza di “un foro con portello situato sotto il guanciale del letto”, elemento che avrebbe agito da condotto diretto per l’idrogeno solforato, investendo lo skipper proprio mentre dormiva.
Il legale che assiste la famiglia Marchionni ha confermato la rilevanza di questi nuovi dati, sottolineando come le evidenze emerse dallo yacht trovino pieno riscontro nelle risultanze delle analisi autoptiche e degli esami tossicologici precedentemente effettuati sul corpo della vittima.
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