Ugo Cappellacci accende i riflettori su una crisi economica che i numeri sembrano confermare. Analizzando le recenti elaborazioni di Confartigianato su dati Istat, il deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera evidenzia un divario profondo tra la narrazione istituzionale e la realtà produttiva. “Nel giorno in cui la presidente della Regione diffonde un lungo messaggio di auguri rivendicando risultati e ‘lavoro continuo’, i dati ufficiali sull’export sardo raccontano una realtà diametralmente opposta.”
Il focus è sul primo semestre del 2025: la Sardegna ha subito una contrazione delle esportazioni manifatturiere del 17,5%, scivolando in fondo alla classifica nazionale. Il dato più allarmante riguarda il tessuto delle piccole imprese, che segna un -29,8%, una cifra drammatica se paragonata alla flessione contenuta dell’1,2% registrata nel resto del Paese. Questa divergenza è resa ancora più stridente dal successo dell’Italia che, secondo l’OCSE, è diventata la quarta potenza esportatrice globale. “Il sorpasso – si legge nell’articolo – è stato possibile grazie alla struttura produttiva italiana: distretti industriali radicati, filiere integrate, piccole e medie imprese competitive nei settori chiave del manifatturiero. Un modello che, pur tra difficoltà, regge gli shock internazionali e continua a creare valore.”
Per Cappellacci, il declino sardo in un contesto nazionale florido non è un caso, ma l’esito di una gestione politica fallimentare. “Ed è qui che il problema diventa politico – sottolinea Cappellacci – perché quando il Paese cresce e un territorio arretra, non siamo di fronte a una crisi globale, ma a una crisi di sistema regionale: scelte mancate, assenza di una politica industriale, PMI lasciate sole e un’insularità riconosciuta a parole ma non governata nei fatti.” L’ex governatore avverte che questo crollo avrà ripercussioni pesanti sulla tenuta sociale dell’isola. “L’economia reale non si governa con i comunicati – conclude Cappellacci – ma con strategie che sostengano chi produce e lavora. Quando l’Italia sale e la Sardegna scende, la responsabilità non è del mondo. È di chi governa.”
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