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“Se si misura il paese con i parametri e i valori della cultura urbana, è ovvio che il paese ne esce con le ossa rotte. E pensare di far adottare al piccolo borgo la dimensione della metropoli è una follia. Il paese è un’altra dimensione. È il silenzio contro la movida, è la lentezza vs la velocità. Sarà un caso che Fabrizio De André abbia lasciato Genova e sia venuto in Sardegna, a vivere nelle campagne di Tempio Pausania?”.

Michael Pontrelli è un giornalista sardo e scrive di politica, economia, innovazione e di tutto ciò che riguarda il nuovo mondo che avanza. Ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel 1999 contribuendo alla creazione di Voltrade, uno dei primi siti italiani di informazione finanziaria e oggi è redattore di Tiscali.it.

Michael, cosa c’è di sbagliato nel discorso che stiamo portando avanti sulla paesitudine?

“La prospettiva. Bisogna capire che quello dei paesi è un altro paradigma. Internet e lo Smart working potrebbero consentire alle persone che hanno un daimon in sintonia con il silenzio e la lentezza di andare a vivere dove stanno bene. Da qui passa il Rinascimento dei paesi: dall’ andare oltre il pensiero unico che impone estroversione, frenesia, caos, successo, verso un mondo più piccolo, dove ci si prende cura, si ha cura delle cose più importanti “.

Chi è l’intellettuale, oggi?

“Uno che dovrebbe far capire che esistono chiavi di lettura della realtà diverse dallo storytelling dominante. In tutti i campi: economico (per andare oltre il racconto liberista). Filosofico (per andare oltre la visione scientista/iper razionale). Storico (per riscoprire la saggezza/sapienza di certe istituzioni storiche che vengono cancellate in pochi anni di propaganda). Intellettuale è chi smonta i miti (nuovi dogmi) della società capitalista e consumista”.

Cosa dovrebbero fare i paesi?

“I paesi dovrebbero iniziare a lavorare per intercettare le nuove opportunità che arriveranno con le nuove tecnologie. Opportunità che la pandemia e lo Smart working hanno fatto intravedere chiaramente. In primo luogo, superare l’idea che il futuro possa essere affrontato da soli. Non ha più senso avere comuni con mille abitanti. È il territorio nel suo complesso che deve essere socialmente attrattivo, ossia capace di connettere le persone, farle aggregare e migliorare insieme”.

Cos’è il paese, Michael?

“È un luogo dove dopo aver terminato il lavoro puoi fare una passeggiata in un bosco anziché chiuderti in un locale rumoroso. È una strada dove si incontra l’altro. È un posto in cui i bambini giocano a contatto con gli adulti, e imparano direttamente le cose, dal mondo. Anche per questo, però, bisogna avere gli occhi per saper guardare”.

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