La Regione Sardegna boccia il progetto di lottizzazione turistica previsto tra Porto Paglia e Acqua Sa Canna, nel territorio comunale di Gonnesa, imponendo l’avvio della Valutazione di Impatto Ambientale (Via). La decisione, espressa con delibera di Giunta del 14 gennaio, arriva al termine di un’istruttoria tecnica che ha evidenziato criticità ambientali, urbanistiche, paesaggistiche e archeologiche tali da rendere necessaria una procedura completa di valutazione.
Il piano, presentato dalla Villa di Chiesa Resort Srl, società tra l’altro in liquidazione, riguarda due comparti distinti classificati come zona F1 a Porto Paglia e Acqua Sa Canna, entrambi destinati a strutture turistico-ricettive con funzioni alberghiere, aree verdi, servizi per il tempo libero e opere infrastrutturali.
Secondo la documentazione depositata, l’intervento prevede complessi alberghieri in stile resort, con aree dedicate all’accoglienza turistica, servizi accessori, percorsi interni, spazi sportivi e sistemazioni a verde. Nel comparto di Acqua Sa Canna viene citata anche la realizzazione di una Spa, ma la collocazione non risulterebbe chiaramente definita negli elaborati, elemento che ha alimentato ulteriori perplessità da parte degli uffici regionali competenti.
Sono inoltre previste nuove volumetrie ricettive e residenziali, insieme alla realizzazione di viabilità interna e opere di urbanizzazione.
Tra le principali contestazioni emerse durante l’istruttoria, il Servizio pianificazione paesaggistica e urbanistica ha evidenziato presunte incompatibilità con il Puc vigente. In particolare, sarebbero previste funzioni come campi sportivi in aree considerate inedificabili, oltre al superamento degli indici volumetrici e delle altezze consentite per le strutture alberghiere. Elementi che, secondo gli uffici regionali, entrerebbero in contrasto con l’articolo 25 delle Norme tecniche di attuazione.
Ulteriori rilievi arrivano da Arpas e dal Genio civile, che segnalano come il progetto non tenga conto del quadro normativo più recente in materia di sostenibilità e adattamento ai cambiamenti climatici. Le aree interessate risultano inoltre soggette a vincolo idrogeologico e interferiscono con il reticolo idrografico. Secondo quanto emerso, mancherebbero analisi adeguate sugli impatti su suolo, acque, vegetazione e stabilità dei terreni, così come risulterebbero insufficienti le misure di mitigazione previste.
Un nodo centrale della vicenda riguarda la tutela del patrimonio culturale. La Soprintendenza ha espresso un parere negativo, rilevando che il progetto insiste in un’area caratterizzata da altissima densità archeologica, con la presenza di nuraghi, villaggi e aree funerarie che costituiscono un paesaggio storico unitario e ancora integro.
Secondo le valutazioni tecniche, le trasformazioni previste rischierebbero di compromettere l’equilibrio del territorio e la leggibilità del rapporto tra costa e entroterra. Inoltre, sotto osservazione finisce anche il contesto ambientale legato alla Zsc Costa di Nebida, dove habitat e biodiversità potrebbero subire incidenze significative.
Alla luce di tutte le criticità riscontrate, la Regione ha deciso di assoggettare il piano alla procedura completa di Valutazione di Impatto Ambientale. Sarà quindi necessario predisporre uno Studio di Impatto Ambientale capace di valutare alternative progettuali, compresa l’ipotesi di non realizzare l’intervento.
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